Alcol e longevità: esiste davvero una quantità che faccia bene?

Per anni ci siamo sentiti dire che un bicchiere di vino al giorno, soprattutto se rosso, potesse essere addirittura una buona abitudine. Il famoso “bicchiere di vino a tavola” è entrato così nell’immaginario collettivo come una piccola concessione compatibile con uno stile di vita sano.

Ma quando si parla di longevità, che cosa ci dice davvero la ricerca?

La risposta è meno rassicurante di quanto si potrebbe pensare: oggi non abbiamo solide evidenze che ci consentano di dire che bere alcol allunghi la vita. Al contrario, sappiamo che il consumo di alcol aumenta alcuni rischi per la salute e che, in generale, meno se ne consuma, minore è il rischio.

Questo non significa che un bicchiere di vino occasionale debba diventare motivo di allarme. Significa piuttosto mettere in discussione l’idea che l’alcol possa essere considerato una strategia per vivere più a lungo.

Da dove nasce l’idea che un po’ di alcol faccia bene?

Il mito del consumo “moderato” nasce anche da numerosi studi osservazionali che, in passato, hanno evidenziato una relazione curiosa: le persone che bevevano piccole quantità di alcol sembravano avere, in alcuni casi, un rischio di morte inferiore rispetto a chi non beveva. È da qui che si è diffusa la cosiddetta curva a J: consumi di alcol ridotti sembravano associati a un rischio più basso, mentre il rischio aumentava progressivamente con consumi maggiori.

Il problema è che osservare un’associazione non significa necessariamente dimostrare che una cosa sia la causa dell’altra.

Chi beve moderatamente può avere, in media, anche altre caratteristiche associate a una migliore salute: può fare più attività fisica, avere una dieta diversa, una situazione economica migliore o maggiori occasioni di socialità. Al contrario, nel gruppo dei non bevitori possono finire anche persone che hanno smesso di bere proprio a causa di problemi di salute.

Sono dettagli metodologici importanti, perché possono alterare il risultato finale. Una grande revisione pubblicata nel 2023 su JAMA Network Open, che ha analizzato 107 studi di coorte e oltre 4,7 milioni di partecipanti, ha infatti rilevato che, dopo aver corretto alcuni di questi possibili fattori di distorsione, il consumo basso di alcol non risultava associato a una riduzione significativa della mortalità generale.

In altre parole: il famoso “bere poco fa vivere più a lungo” non trova una conferma solida quando si valuta la qualità complessiva delle evidenze.

E il vino rosso?

Qui entra in gioco un’altra convinzione molto diffusa. Il vino rosso contiene polifenoli, tra cui il resveratrolo, sostanze che hanno suscitato l’interesse della ricerca per le loro proprietà biologiche. Ma questo non significa che il vino sia un alimento “salutare”.

Il punto fondamentale è distinguere la presenza di una sostanza interessante dagli effetti dell’alimento che la contiene. L’alcol presente nel vino è infatti la stessa sostanza che si trova, in quantità diverse, nella birra e nei distillati. E dal punto di vista del rischio oncologico, il problema è proprio l’alcol, non il tipo di bevanda.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che non è stato possibile identificare una quantità di alcol completamente priva di rischi per la salute e che non esistono evidenze sufficienti per sostenere che eventuali effetti benefici su alcune malattie cardiovascolari compensino il rischio di tumore.

Questo è probabilmente uno dei punti più importanti da chiarire quando si parla di vino e longevità.

Quindi dobbiamo smettere completamente di bere?

Non è questo il punto dell’articolo. La ricerca scientifica serve anche a permetterci di fare scelte più consapevoli, non a trasformare ogni comportamento quotidiano in una regola assoluta.

Per chi beve, la conclusione più semplice è che ridurre il consumo significa, in generale, ridurre il rischio. Per chi non beve, invece, non ci sono evidenze che suggeriscano di iniziare a bere piccole quantità per ottenere benefici per la salute o la longevità. È anche la direzione delle raccomandazioni più recenti dell’IARC, che nel quinto aggiornamento dell’European Code Against Cancer indica di evitare le bevande alcoliche come strategia di prevenzione del cancro.

La longevità non si costruisce con un bicchiere di vino

Forse il modo più utile di guardare alla questione è proprio questo. Se l’obiettivo è vivere più a lungo e, soprattutto, mantenersi in buona salute più a lungo, non abbiamo bisogno di trovare un singolo alimento o una singola bevanda “miracolosa”.

La longevità è il risultato di molti fattori che si influenzano reciprocamente: attività fisica, alimentazione, sonno, peso corporeo, salute cardiovascolare, relazioni sociali e prevenzione. Il vino può continuare a far parte di una cena o di un momento di convivialità per chi sceglie di berlo. Ma è diverso dal considerarlo uno strumento per vivere più a lungo o giustificarne l’assunzione attraverso credenze che non hanno alcun fondamento scientifico.

Ed è forse questa la conclusione più interessante: non serve demonizzare l’alcol, né attribuirgli proprietà che la ricerca non è in grado di confermare. Quando si parla di longevità, la domanda non dovrebbe essere “qual è la quantità di vino che fa bene?”, ma piuttosto: quali abitudini, nel loro insieme, aumentano davvero le probabilità di arrivare più a lungo in buona salute?

Su questo fronte, la scienza ha già molte più risposte da offrire.

Disclaimer: Ricordiamo che i nostri contenuti non sostituiscono il consulto medico, ma hanno esclusivamente scopo divulgativo.

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